Prima di entrare nel vivo dei casi di cronaca, è opportuno a mio avviso fare un passettino indietro ed effettuare un ripasso, per chi ha dimestichezza con il tema della criminologia, ed introdurre ad esso chi invece ne è digiuno.

Ai fini d’individuare un criminale e facilitarne così la cattura è giunto ai giorni nostri il criminal profiling (o profilo psicologico criminale) che si configura come l’interpretazione delle informazioni collegate al delitto e generalmente raccolte sulla scena di quest’ultimo.

Furono le azioni di criminali quali Jack Lo Squartatore e The Mad Bomber a far nascere la necessità di elaborare un profilo psicologico, ma solo negli anni ’50 il criminal profiling divenne un metodo sistematico grazie all’FBI.

Tale tecnica è stata impiegata in modo sistematico per la prima volta dall’FBI. Pare che la necessità di tracciare un profilo delle caratteristiche psicologiche di un killer sia stata scatenata in particolare dall’interesse verso il caso di Jack lo squartatore (o Jack the ripper) che fu preso in mano dallo psichiatra e medico legale Thomas Bond, e dagli attentati seriali avvenuti a New York negli anni ’50 del XX secolo ad opera del dinamitardo pazzo (alias The mad bomber). Il profilo psicologico dell’attentatore fu redatto dallo psichiatra James Brussel.

Il criminal profiling non è una scienza, è una tecnica d’elezione in specifici settori delittuosi.

Al di là di ciò che si vede in televisione, che rischia di produrre una certa confusione, in molti fatti criminosi non è necessario tracciare un profilo psicologico dell’autore ed è giusto puntualizzare anche che il criminal profiling risulta proficuo in settori specifici e si propone come attività di supporto alle indagini e non come scienza esatta, perché di fatto non lo è.